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Intervista a Enrico Selmi, ex cooperante MLFM  
Febbraio 2026
Intervista a Enrico Selmi, ex cooperante MLFM  

Qualche tempo fa avevamo intervistato Enrico Selmi, chiedendogli di raccontarci il suo percorso, le sfide vissute sul campo e le gioie legate ai progetti sull’acqua in Ruanda.

Oggi ripubblichiamo le sue parole per ricordarlo attraverso ciò che più lo rappresentava: il suo lavoro, la sua passione per la cooperazione internazionale e lo sguardo attento alle persone e ai territori.
Nelle sue risposte c’è tutta la forza di un impegno lungo una vita, fatto di competenza, ascolto e concretezza.

Enrico Selmi ha collaborato con MLFM per molti anni. Ha lavorato prima come cooperante, dal 1984 al 2004, e poi in Italia come Responsabile dei Progetti Estero, dal 2004 al 2014. Il suo lavoro sul campo ha consentito di comprendere appieno le esigenze e le dinamiche locali e ha giocato un ruolo significativo nell'evoluzione dei progetti di MLFM, in particolare quelli legati all'ambito idrico, diventati la specializzazione distintiva del Movimento nel corso degli anni. Anche dopo il pensionamento, Enrico ha continuato a sostenere attivamente MLFM come Consigliere nel Consiglio Direttivo: la sua vasta conoscenza e la sua lunga esperienza nel settore sono state risorse preziose per l'organizzazione. 

Domande: 

Cosa ti ha spinto a diventare cooperante? Come hai iniziato a lavorare con MLFM?

La mia prima esperienza in Africa è stata una “vacanza impegnata” fatta con gli amici dell’oratorio per aiutare un amico missionario che operava in Ruanda in una missione gestita dai Padri Barnabiti. Grazie a questa "vacanza” mi sono scontrato con la realtà africana, affascinante da un lato, vista la meraviglia della natura, e sconcertante dall’altro, per la grande povertà in cui viveva la popolazione. Ci sono poi tornato nel 1982 per un’esperienza durata due anni. In questo periodo ho conosciuto i coniugi Dante Fugazza e Franca Caglio, allora membri del consiglio direttivo di MLFM, di ritorno da una visita ad un progetto di cooperazione in Rep. Dem. del Congo. È stato in questa occasione che ho conosciuto MLFM e il mondo della cooperazione internazionale e quanto faceva per sostenere progetti utili alle popolazioni più povere. In questi due anni in Ruanda è nata l’idea di un progetto che potesse portare acqua a Muhura che ho poi sottoposto a MLFM nel 1985. Insieme a MLFM abbiamo presentato il progetto al Ministero degli Affari Esteri e - a finanziamento ottenuto - sono partito per il Ruanda nel 1987, dove sono rimasto sei anni per realizzare l’acquedotto di Muhura, il primo acquedotto di MLFM, grazie al quale abbiamo costruito 50 fontane e portato Acqua a 40.000 persone.  

Di che cosa ti sei occupato nei tuoi anni da cooperante?

Mi sono occupato fondamentalmente dello studio dei bisogni, la ricerca dei finanziamenti e la realizzazione di acquedotti, della gestione economica dei progetti e della loro rendicontazione. 

Quali sono state le principali sfide che hai affrontato nel tuo lavoro sul campo?

Le principali sfide sul campo in Ruanda riguardavano principalmente la mancanza di tecnologia avanzata, l’elemento che rende il lavoro più efficiente nei Paesi industrializzati come l'Italia. Senza macchinari e strumentazione adeguata, il tempo necessario per completare opere che in Italia richiederebbero poche settimane era spesso il doppio, se non il triplo. Una volta superato il primo impatto, però, mi sono reso conto che il grande utilizzo di manodopera sopperisce le grandi attrezzature dei nostri cantieri e il tempo non è poi così importante, se questo si trasforma in salari che possono sostenere le famiglie degli operai del progetto. 

Puoi descrivere una situazione specifica in cui hai visto un impatto positivo del tuo lavoro?

Non potrò mai dimenticare quei momenti pieni di felicità durante le prove di cantiere, quando cominciavamo a pompare acqua in cima alle colline. Appena l'acqua iniziava a sgorgare da un tubo provvisorio, scatenava una festa contagiosa: tutti iniziavano a ballare, cantare e correre a casa per prendere recipienti da riempire. 

Una volta terminati i lavori, mi portava moltissima gioia e soddisfazione vedere con i miei occhi che le fontanelle sparse per il territorio erano sempre affollate di persone che prendevano acqua da portare a casa, ma anche osservare il cambiamento nel comportamento delle persone: iniziavano a prestare maggiore attenzione all'igiene personale, i vestiti venivano lavati e ordinati, e la suora del Centro di Salute mi confermava che i casi di malattie causate dall'uso di acqua non potabile o cibi non lavati stavano diminuendo. 

L'ultimo riscontro l’ho avuto parlando con dei ragazzi ruandesi nel novembre 2023, l’ultima volta che sono tornato in Ruanda: non sapevano nemmeno dove si trovassero le sorgenti d'acqua, mentre negli anni Ottanta erano proprio i bambini e i ragazzi più giovani ad accompagnarmi per censire tutte le sorgenti del territorio, dato che ci andavano tutti i giorni per raccogliere l’acqua per le loro famiglie. 

Come hai visto cambiare la situazione dell'accesso all'acqua nel corso degli anni?

Molti bambini e donne che un tempo scendevano fino al fondo valle impiegando almeno 2 ore di tempo per prendere l’acqua, per poi usarla con il contagocce vista l’enorme fatica, ora ne possono usare nella giusta misura perché basta fare 10 minuti per averne in abbondanza. Inoltre, le mamme possono dedicare più tempo alla famiglia e ai campi da coltivare. Non ultimo, i bambini non perdono più ore di scuola e di gioco. Infine, nei Centri di Salute le malattie dovute all’utilizzo di acqua non potabile sono quasi sparite. La malnutrizione c’è ancora ma la situazione è nettamente migliorata rispetto ai miei tempi. 

Quali sono i tuoi suggerimenti per chiunque voglia intraprendere il tuo stesso percorso?

Penso che oggigiorno, a quasi cinquant’anni dall’inizio della mia esperienza, il Servizio Civile Universale sia il modo più adatto per avvicinarsi a questo mondo, per me ancora molto affascinante, anche se molto differente dai miei tempi, dove per iniziare bastava la buona volontà e la voglia di mettersi al servizio: oggi viene giustamente richiesta una buona preparazione e professionalità adeguate, ma ci sono anche più opportunità per ottenerle, a partire dall’Università.